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Il Maestro Mizuta a Venezia

Il Mizuta Venezia Kendo Club ha avuto un settembre decisamente fuori dall’ordinario: dopo la visita in Giappone di una delegazione veneziana un anno fa, il Maestro Shigenori Mizuta, 8° Dan Hanshi, ha ricambiato la visita ed è tornato a trovare il “suo” club italiano.
 
Ad accompagnarlo, il suo amico Maestro Junichi Yamazaki (7 Dan), la sua assistente Miwako Kusayama e sua moglie, Mikiko-san.
 
Mizuta ha contribuito alla nascita del Venezia Kendo Club, all’inizio degli anni ’90, ed aveva stretto amicizia con Ermanno Ceriello, oggi Maestro e presidente del club. Da quell’incontro erano nati non solo uno stretto rapporto di kendo, ma anche una profonda amicizia. Il Maestro Mizuta è tornato in Italia per la prima volta dopo diversi anni nel 2016, ed è rimasto colpito nel vedere come il Venezia Club avesse quadruplicato il suo numero di iscritti. E con la naturalezza con cui si parla agli amici, in quell’occasione ha detto ad Ermanno: “E’ un po’ che non passi a trovarmi. Perchè non vieni in Giappone a fare un po’ di kendo da noi?”
 
Detto, fatto. Sei mesi dopo Ermanno, Diego, Matteo e Fabio erano a casa del Maestro,per due settimane di allenamenti e scoperta del paese del Sol Lavante. 
 
Dopo quell’esperienza, il Maestro Mizuta ha espresso il desiderio di venire personalmente a praticare con tutto il club che porta il suo nome. 
 
Il primo appuntamento, aperto a tutti i Club del Nordest, si è svolto domenica 23 settembre: oltre ai maestri Mizuta e Yamazaki, si è unito a noi anche il Maestro Takuya Murata (7 dan Kyoshi). 
Contrariamente a quello che ci si poteva aspettare, siamo andati letteralmente alla radice del kendo.

E avrete pensato ai kihon o ai suburi: no, alla base, ci ha spiegato il Maestro, c’è il saluto. Il corretto rei, la corretta postura mentre ci si abbassa, il controllo e allo stesso tempo la naturalezza dei movimenti sono l’inizio di tutto quello che verrà dopo. 

Il momento successivo è stato dedicato al sonkyo, studiato nei minimi dettagli.
Solo a questo punto siamo passati a provare i suburi, ripartendo veramente dalle prime indicazioni.
La pratica di questi esercizi, che solitamente rappresentano le prime lezioni di kendo, ci ha impegnato tutta la mattinata: e lo stesso Mizuta ci ha tenuto a precisare che le basi vengono sì insegnate per prime, ma devono essere praticate ed allenate per tutta la vita del kendoka, a prescindere dal suo grado. 
 
Abbiamo concluso la giornata con il jigeiko con i maestri. Mizuta ci ha dato un consiglio importante, circa il keiko con alti gradi: “Se siete di fronte ad un 7 o 8 dan, non vivetelo come un jigeiko normale. Un alto grado non ha l’obiettivo di competere con voi, ma di insegnarvi. Alzatevi dal sonkyo e attaccate con il vostro men migliore. Poi concentratevi su un’esecuzione accurata e pulita. Non tentate di applicare le tattiche che usereste in uno shiai: sarebbe inutile ed il jigeiko si tradurrebbe in una perdita di tempo per entrambe le parti. Siate umili nel ricevere i colpi e non pretendete troppo dal vostro kendo. E’ un’occasione per imparare”.
 
Durante la settimana, il maestro ci ha fatto praticare a lungo i kihon di base. Men, kote, do, tsuki… ripetuti più e più volte. E non ho potuto fare a meno di pensare che forse è proprio questa la grande differenza tra la nostra mentalità occidentale e “Via” orientale. Noi spesso consideriamo i nostri progressi tecnici come gradini, da salire uno alla volta guardando avanti: appena ho imparato una cosa, guardo subito alla prossima. Il Maestro , invece, intende il proprio bagaglio tecnico come un repertorio fatto da molte conoscenze, tutte importanti e tutte meritevoli di pratica continua. Soprattutto le più basilari.
 
E nel Jigeiko…che dire, i Maestri Mizuta, Yamazaki e Murata ci hanno mostrato decisamente un altro livello di kendo. Dove noi esprimiamo ansia, smania di combattere e colpire, loro dimostrano al contrario calma, consapevolezza, controllo. E “dominano”. Mi scuso ma non riesco proprio a trovare un termine più adatto.
 
“Nel kendo” ci ha spiegato il Maestro “viene prima di tutto la postura. Dopo di questo viene lo spirito, il coraggio. Al terzo posto, l’intenzione, la capacità di vedere e comprendere il momento di agire. Solo al quarto posto la tecnica”.
 
Nell’ultima sera, dopo il jigeiko ed i ringraziamenti, prima di stappare le bottiglie del sayonara party, Diego ha espresso a nome di tutto il club la nostra profonda riconoscenza ai Maestri, venuti di loro iniziativa dall’altra parte del mondo per praticare con noi. Mizuta, al momento di salutarci, ha ringraziato di cuore Ermanno, Diego, Fabio e Matteo per aver reso possibile questo gemellaggio. Ci ha assicurato che, attraverso Ermanno, continuerà ad insegnarci ed allenarci…in attesa del prossimo incontro.
 
Giacomo Molucchi
 
 
PS: QUI, un articolo pubblicato sul periodico “Metropolitano”, con un intervista rilasciata dal M° Mizuta nell’occasione della sua visita.

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