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Il debutto storico del Mizuta Kendo Club ai Campionati Italiani a Squadre

Il 10 maggio, a Modena, il Mizuta Kendo Club ha vissuto un momento destinato a rimanere nella propria storia: per la prima volta in 32 anni di attività, il dojo ha preso parte al Campionato Italiano a Squadre. Un passaggio importante, atteso a lungo, reso possibile dalla partecipazione di Alessandro Marella, Roberto Beltrami e Giuliano Banchieri, scesi in gara come squadra, e di Diego Laurenti, presente in qualità di arbitro federale.

Questa esperienza non rappresenta soltanto una presenza a una competizione, ma un vero punto di svolta. Il sentimento condiviso è chiaro: non si torna indietro. Aver calcato lo shiai-jo ha acceso una nuova consapevolezza e una nuova direzione per il dojo, quella di costruire nel tempo una mentalità capace di includere anche la dimensione agonistica come parte integrante del percorso nel kendo.

Dal lato arbitrale, l’esperienza si è condensata in un’espressione tanto semplice quanto significativa: il piacere di sentirsi inadeguati. Una sensazione che, nel contesto del kendo, assume un valore profondamente positivo, perché rappresenta il riconoscimento autentico dei propri margini di miglioramento. In questo senso, l’esperienza si collega in modo diretto al principio fondante della disciplina, come espresso dalla Zen Nippon Kendo Renmei: la ricerca costante del perfezionamento di sé stessi. All’interno dello shiai, questo processo diventa ancora più evidente, perché il kendo sportivo è regolato da criteri precisi e condivisi che rendono immediatamente

Il team del MKC, da sinistra: Banchieri, Beltrami, Marella e Laurenti.

chiari i punti deboli. Un ippon non assegnato o una valutazione arbitrale non sono mai casuali, ma indicano con precisione ciò che manca. In questo contesto, è stato un privilegio poter lavorare a fianco del “fior fiore” del kendo italiano, in un ambiente caratterizzato da grande disponibilità e scambio, dove consiglio e osservazione diventano strumenti preziosi di crescita.

Sul piano della gara, l’esperienza ha offerto ai nostri kenshi una prospettiva concreta e profonda su cosa significhi realmente esprimere il kendo in competizione. Uno degli insegnamenti più forti riguarda proprio il concetto di ippon. Non si tratta semplicemente di colpire un bersaglio, ma di riuscire a creare un’azione completa, in cui tecnica, spirito, postura, intenzione e tempismo si fondono in un unico gesto. Durante la competizione è emerso chiaramente come nessun punto venga assegnato per un colpo “toccato”: ogni ippon è il risultato di una costruzione consapevole e di una presenza mentale totale.

A questo si aggiunge un elemento spesso difficile da replicare in allenamento: la pressione psicologica. Se il dojo è il luogo della costruzione e dell’approfondimento, e l’esame rappresenta già una forma di confronto interiore, lo shiai introduce una dimensione ulteriore, in cui il confronto è diretto, immediato e carico di aspettative. In gara entrano in gioco strategia, gestione delle emozioni, capacità di adattamento e prontezza decisionale. È proprio questa complessità a rendere l’esperienza particolarmente stimolante, ma anche più impegnativa. E allo stesso tempo, è ciò che può portare grandi soddisfazioni e una crescita significativa, non solo tecnica ma anche personale.

Con gli amici di Genova

Tra i partecipanti è emersa con forza la volontà di non lasciare questa esperienza come un episodio isolato, ma di trasformarla in un punto di partenza. L’idea è quella di continuare a lavorare per comprendere sempre meglio cosa sia un ippon e come costruirlo, indipendentemente dalla gara, e allo stesso tempo sviluppare le competenze necessarie per affrontare la dimensione competitiva con maggiore consapevolezza.

L’immagine che meglio rappresenta questo momento è quella di un germoglio. La partecipazione al Campionato Italiano a Squadre può essere vista come il primo segno di una nuova direzione di crescita, un piccolo ramo che comincia a svilupparsi accanto al tronco solido della pratica tradizionale. Un percorso che non sostituisce, ma arricchisce, ampliando le possibilità di espressione del kendo all’interno del dojo.

Dopo 32 anni, il Mizuta Kendo Club ha finalmente portato una squadra a un campionato italiano. Oggi sappiamo che non è un traguardo, ma l’inizio di un cammino.

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